mercoledì 19 maggio 2010

Novità: LAVORARE E SACRIFICARSI PER LA GLORIA DI MARIA

Un anno prima del decreto di “scomunica ai comunisti” del 1° luglio 1949 della Congregazione del Sant'Uffizio, ora chiamata Congregazione per la Dottrina della Fede, il neo-nominato Prelato-arcivescovo di Pompei, Mons. Roberto Ronca, nella sua prima lettera pastorale del 5 agosto 1948, che qui si riproduce con annotazioni e integrazioni storico-bibliografiche, così implorava i fedeli di pregare per coloro che, abbracciando il comunismo, con ciò abbandonavano la Fede ereditata dai padri: «Piangete con me questi figli e fratelli sventurati e con me impetrate per loro la grazia che, ripudiando dottrine false e sovvertitrici, ritornino presto alla vera luce, all’amore dei figli di Dio, alla casa della Madre, la Regina del SS. Rosario!»

Roberto Ronca, nato a Roma nel 1901, dopo una laurea in Ingegneria, entra nel Pontificio Seminario Romano Maggiore ed è qui ordinato sacerdote nel 1928. Dal 1933 al 1948 è rettore dello stesso Seminario lateranense e, negli anni della seconda guerra mondiale e dell’occupazione tedesca di Roma, ospita negli edifici extra-territoriali vaticani ogni tipo di perseguitati. Nel 1944 fonda l’associazione di assistenza sociale “Aiuto Cristiano” mentre nel dopoguerra, rispondendo alle preoccupazioni di Pio XII riguardo alla costruzione della “nuova Italia”, promuove la fondazione e dirige per un decennio (1946-1955) l’“Unione Nazionale Civiltà Italica”, movimento civico-politico cattolico e anti-comunista. Subito dopo la vittoria elettorale del 18 aprile 1948, cui contribuisce efficacemente, è elevato alla dignità vescovile e, nel 1949, fonda la congregazione religiosa, nei suoi due rami maschile e femminile, degli Oblati e delle Oblate della Madonna del Rosario. Dal 1948 al 1955 è Prelato del Santuario di Pompei (Napoli). Partecipa al Concilio Vaticano II nella “Commissione per la disciplina del clero e del popolo cristiano” e, dal 1962 al 1976, è Ispettore Capo dei Cappellani delle Carceri Italiane. Muore Il 25 settembre 1977 scandendo il nome della Vergine Maria.


Roberto Ronca
LAVORARE E SACRIFICARSI
PER LA GLORIA DI MARIA

Presentazione, note fra parentesi quadra e bibliografia
a cura di Giuseppe Brienza
Edizioni Amicizia Cristiana
[ISBN-978-88-89757-34-5]
Pag. 48 - € 5,00

http://www.edizioniamiciziacristiana.it/lavorareesacrificarsi.htm

venerdì 12 febbraio 2010

RECENSIONI LIBRARIE: un saggio per Fogazzaro (Corrispondenza romana)

La casa editrice “Amicizia Cristiana”, che si ispira all’eredità dottrinale contro-rivoluzionaria del venerabile Pio Brunone Lanteri, ha ripubblicato un breve saggio dedicato al romanziere filo-modernista Antonio Fogazzaro (1842-1911) il quale, al di là della peculiare vicenda storica e biografica, e dell’aspra polemica religiosa che lo vide protagonista, è importante per la grande somiglianza che presenta con molte altre figure di cattolici progressisti del XX e del XXI secolo (A. Cavallanti, Antonio Fogazzaro nei suoi scritti e nella sua propaganda, Chieti, 2008, 5 euro).

Nato nel cremonese e ordinato sacerdote a soli 21 anni nel 1902, padre Alessandro si occupò da subito di giornalismo collaborando a varie gazzette dell’intransigenza cattolica, assumendo poi la direzione dell’“Unità Cattolica” nel 1909. Fu amico dei padri Mattiussi e de Thot ed ebbe sempre appoggi in Curia, per esempio dai cardinali Gennari e De Lai. Fondò gli Opuscoli Popolari Antimodernisti, collana in cui pubblicò il presente saggio (approvato dall’arcivescovo di Firenze e stampato in 10.000 copie), oltre a molteplici analoghi pamphlet. Collaborò anche alla “Sentinella antimodernista” e alla “Squilla”. Anti-murriano convinto e opposto alla cosiddetta stampa di penetrazione, nel 1913 sull’“Unità” scrisse il “Programma integrale dei cattolici papali”, in cui si opponeva – assieme alla corrente che militava apertamente per le posizioni espresse da san Pio X nell’enciclica Pascendi – al liberalismo in tutte le sue forme e accezioni, incluso l’incauto “liberalismo cattolico”. Allo scoppio della Grande Guerra p. Cavallanti fu nominato cappellano delle truppe di marina e morì a causa di un incidente ferroviario.

Il merito della riproposizione dell’opuscolo di padre Cavallanti sta già tutto nell’omaggio che i cattolici di oggi debbono rendere a quelle figure, a volte misconosciute o cancellate dalla memoria, che combatterono a suo tempo la buona battaglia, soprattutto contribuendo allo sviluppo del cosiddetto movimento cattolico, sorto sotto gli auspici del beato Pio IX e dedito a contrapporre ai laicisti di allora la fede, la morale e la tradizione dei padri. Il nostro critico dunque passa in rassegna brevemente le principali opere del celebre autore veneto: da Malombra (1881) a Daniele Cortis (1885), dal Piccolo mondo antico (1899) al Piccolo mondo moderno (1901), tutti contenenti alcune pagine di dubbia moralità, concentrandosi soprattutto sul romanzo-programma, di chiaro tenore modernista, Il santo (1905), messo all’indice nel 1906. Il Tyrrell capofila del modernismo nel mondo anglosassone lo definì “il romanzo del movimento”.

Il libro fu lodato e magnificato da padre Semeria e da Romolo Murri, da Salvatore Minocchi, Gallarati Scotti e Buonaiuti, mentre fu avversato o almeno criticato dalle riviste intransigenti, dalla Civiltà Cattolica e in generale dall’episcopato.

Dopo la condanna pontificia Fogazzaro dichiarò pubblicamente di sottomettersi, facendo bella figura. Però, solo alcuni mesi dopo, esattamente il 18 gennaio 1907, andò a Parigi e tenne una conferenza presso l’ “Ecole des Hautes Etudes”, subito pubblicata nella rivista conciliarista Il Rinnovamento. In essa, parlando di un personaggio assai ambiguo del romanzo Il santo, in cui vedeva la speranza della Chiesa, Fogazzaro disse ai suoi “buoni intenditori”: «Giovanni Selva appartiene al mondo della realtà quanto voi ed io. Gli ho posto uno pseudonimo e adesso sto per smascherarlo, la prima volta, davanti a voi. Il suo nome vero è Legione. Egli vive, pensa e lavora in Francia, in Inghilterra, in Germania, in America come in Italia. Porta la tonaca e l’uniforme come l’abito di società. Si mostra nelle Università, si nasconde nei Seminari. Lotta nella stampa, prega nell’ombra dei monasteri. Non predica quasi più, ma tiene ancora delle conferenze. E’ esegeta e storico, teologo e dotto, giornalista e poeta… Egli si crede una energia vitale del seno della Chiesa Romana, di quell’organismo colossale del quale si dice nel mondo che ha l’arterie ossificate dalla vecchiezza, che ha perduto la facoltà di adattarsi all’ambiente e che è colpito d’atassia» (pp. 35-36).

http://www.corrispondenzaromana.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1172&catid=31

martedì 5 gennaio 2010

Il Bollettino Salesiano - Gennaio 2010

UNA DISPUTA TRA UN AVVOCATO ED UN MINISTRO PROTESTANTE
Torino, Tip. diretta da P. De Agostini, 1853 (Letture Cattoliche, anno I, fase. XIX, dicembre). (OP. ED. V, pagg. 101 ss.). Due atti.

Nel 1848 re Carlo Alberto riconosce a protestanti ed ebrei parità di diritti civili, compreso quello di far proselitismo. I Valdesi lanciano subito una forte campagna: giornali, conferenze, aiuti in denaro, ecc. La gente povera, compresi molti ragazzi di Don Bosco, ne erano ‘accalappiati’. Don Bosco capì il pericolo e fece stampare gli “Avvisi ai Cattolici” mettendo in guardia. Le “Letture Cattoliche” prendono l’avvio in questo clima e per questo scopo; libretti agili e di facile lettura, stampati in migliaia di copie. Questa iniziativa editoriale incontrò un successo straordinario, sebbene avesse avuto non pochi problemi all’inizio: nessun vescovo era disposto all’approvazione ecclesiastica (“cosa pericolosa lanciarsi in battaglia coi protestanti”), tranne, dopo reiterate insistenze, il vescovo di Ivrea. Don Bosco più volte aveva respinto lusinghe e tentativi di corruzione e… attentati. Chi lo difese fu il suo “angelo custode”, il “Grigio”, un cane che sbucava all’improvviso, non si sa da dove. Per comunicare ciò che più gli stava a cuore, Don Bosco si avvaleva del teatro. Ecco, allora, nascere questo dramma con la precisa intenzione di mettere in guardia i suoi giovani.

INTERLOCUTORI: Roberto, avvocato; Testadoro, calzolaio e portinaio; Ferdinando, padrone di casa; Isidoro, di lui amico; Alessandro, apostata e padre di Luigi; Gozan, ministro protestante; Vatson e Milner, viceministri; Ermanno e Bernetti, discepoli di Gozan.
SCENA: Il primo atto è rappresentato nell'atrio della casa del signor Ferdinando. Il secondo in una sala del medesimo.
SOGGETTO: Un certo Alessandro Piatelli, per bisogno e per disperazione, si fece protestante e voleva pure obbligare tutta la famiglia a seguire il suo esempio. La moglie di lui e una sua figlia fuggirono di casa. Eravi ancora un ragazzetto di 14 anni, che il padre voleva pur costringere a farsi protestante. Il buon fanciullo per qualche tempo si schermì, finché trovandosi al punto di dover apostatare, fuggì di casa... Cel vedemmo a correre qui piangendo: ed appena lo potemmo condurre in salvo, sopraggiunse il padre con un grosso bastone in mano, tutto furibondo e minacciante morte al proprio figlio.
Io (Isidoro) e il signor Ferdinando ci siamo adoperati per calmarlo; e per riuscirvi l'abbiamo condotto in casa. Divenuto alquanto padrone di se stesso, assicurò che egli e molti altri suoi amici eransi fatti protestanti per convinzione, e che non avrebbero abbandonata tale religione finché non si fosse venuto ad una pubblica disputa, in cui si fosse discusso e provato che la religione cattolica fosse migliore del protestantesimo. Risi allora e voleva fargli ciò vedere con poche parole, ma quegli si rifiutò, adducendo che tale disputa voleva sentirla tra un cattolico ed un ministro protestante. Abbiamo aderito; egli tosto si recò dal sig. Gozan, pastore, il quale accettò bensì la sfida, ma ci pose per condizione assoluta che egli non voleva disputare con preti, né voleva che ci fossero preti ad ascoltare (Primo atto, scena IX, pagg. 30-31).

Dopo i preliminari di rito, la disputa, che avviene per buona parte del secondo atto, ha per tema l'identità della Chiesa Riformata come vera Chiesa fondata da Gesù Cristo.
L'avvocato Roberto, chiamato a sostenere la difesa della Chiesa Cattolica, non ha difficoltà a controbattere sostenendo che tra Gesù Cristo e Lutero intercorrono 1500 anni, in cui non si hanno tracce della Chiesa Riformata, che pure, se vera Chiesa, dovrebbe essere stata visibile: "Quindi i protestanti potranno dire di trovarsi nella Chiesa di Calvino e di Lutero, ma non mai in quella di Gesù Cristo" (Secondo atto, scena V, pag. 64). Non potendo obiettare molto di più, prima Gozan, poi gli altri due ministri che tentano di intervenire, sono costretti con molto impaccio, a lasciare la sala della disputa. Alessandro, che ha assistito al dibattito insieme al figlio Luigi, rimane fortemente colpito della forza delle argomentazioni cattoliche. Anzi l'avvocato Roberto aggiunge per completezza altri argomenti sul valore della Bibbia, sulle caratteristiche necessarie della vera Chiesa (una, santa, cattolica apostolica) che convincono definitivamente l'apostata ad abiurare e a riconciliarsi con la famiglia.
Il teatro si conclude con un tenero quadretto familiare.




PREMESSA AL TESTO SCRITTO



AL LETTORE. Le prove fatte dai figli che intervengono all'Oratorio di S. Francesco di Sales per rappresentare questo dramma e la soddisfazione dimostrata da quelli che trovaronsi presenti, fanno pensare che non debba riuscire discaro ai nostri lettori l'inserirlo in una dispensa delle Letture Cattoliche. I fatti che riguardano alla famiglia di Alessandro, sono storici; la disputa poi, è un tessuto di fatti ugualmente storici, ma altronde avvenuti, ed ivi collocati per uniformarmi alle regole del dramma.
In tutto quello che ivi si dice dei Protestanti, intendo escludere ogni allusione personale, avendo unicamente di mira la loro dottrina e gli errori in essa contenuti. Credo sia facile rappresentare questo dramma tanto nelle città, quanto nei paesi di campagna, e che, mentre la varietà e l'intreccio delle cose renderanno piacevole il trattenimento, l'errore verrà pure manifestato e la verità conosciuta a maggior gloria di Dio, a vantaggio delle anime, e a decoro di nostra Santa Cattolica Religione.
Sac. Bosco Gioanni





RAPPRESENTAZIONI



Il successo del dramma è documentato da una testimonianza dello stesso Don Bosco. Nel 1874 scriveva un libriccino dal titolo "Massimino, ossia incontro di un giovanotto con un ministro protestante”. Nell'introduttivo "Cenno storico intorno a Massimino" leggiamo: "Ogni volta facevasi inaugurazione degli studi, distribuzione de' premi, promozioni, dialoghi e simili, Massimino faceva sempre la parte principale. Nel teatrino rappresentava con tal gusto e così bene, che non di rado era interrotto dagli applausi prolungati degli spettatori. Fra le opere sceniche da lui predilette era un dramma o commedia intitolata: “Disputa tra un avvocato ed un ministro protestante”. Più volte l'aveva veduta rappresentare; più volte ne fu attore, protagonista, talvolta caratterista, ed opponente; e conosceva tutte le parti così bene che non di rado diveniva attore e suggeritore" (Opere Edite, vol. XXV, p. 127). Ne deduciamo che tale lavoro fu rappresentato più e più volte nell'Oratorio, con tale interscambio di ruoli fra molti ragazzi che viene ancor più consolidata in noi l'idea non esibizionistica del teatro di Don Bosco, ma eminentemente formativa.




NOTE E COMMENTO



*) L'opera si pone con molta attualità nel clima religioso della Torino di metà Ottocento. Le lotte, il più delle volte aspre, tra Cattolici e Valdesi (e Don Bosco ne fece un'esperienza terrificante, subendo attentati alla vita e minacce di vario genere) disorientavano la massa del popolo e non pochi si lasciavano frastornare dalla veemenza degli scontri. La stesura di questo dramma, e ancor più la pubblicazione, obbedisce all'ansia apostolica e al coraggio di Don Bosco di trovarsi in prima fila nella battaglia per la vera religione.

*) La formula della "disputa" si rivela già all'origine, abbastanza spettacolare. In una battuta, Testadoro lo dichiara apertamente: "Questa sera vedrò anch'io un bel teatro: una disputa!” (ATTO SECONDO, scena III, pag. 36). L'attenta ed esperta sceneggiatura, poi, attanaglia ancor più l'attenzione degli spettatori, tanto da far esclamare ancora a Testadoro: "È un bel divertimento vedere queste dispute; parmi piuttosto un teatro che una discussione" (ATTO SECONDO, scena V, pag. 46). A rendere brillante la rappresentazione e gradevole l'ascolto c'è la presenza costante di Testadoro, il ciabattino-portinaio del padrone di casa, una sorte di arguto, burlesco popolano che commenta spiritosamente il susseguirsi degli avvenimenti.

*) Non mancano nel dramma sprazzi che, a distanza di oltre un secolo, conservano per noi caratteri di attualità. Innanzitutto il rapporto di gentile cortesia che viene usato nei confronti dei Protestanti, pur tuttavia in un insieme di fermezza dottrinale. L'opera rispecchia la consueta affabilità di Don Bosco nelle dispute con i Valdesi (ATTO SECONDO, scena V, pag. 46) e non erano certo quelli tempi di ecumenismo! Significativo è l'elogio alla correttezza dei Protestanti: "Devo ciò nonostante dire che trovai una coscienza leale in questi tre ministri" (*).
Di rilievo è anche la trovata di far rifiutare dai Protestanti la presenza di un prete cattolico come difensore, e di far assumere di buon grado la difesa a un laico, l'avvocato Roberto. Risalta qui la profonda fiducia e lungimiranza di Don Bosco nel laicato cattolico, in tempi di accentuato clericalismo. Che non sia un prete poi il difensore ufficiale della Chiesa cattolica induce, nella mente dei giovani, la convinzione che ognuno di loro dovesse essere in grado di prendere posizione personale dinanzi alla scelta della religione e non demandarla alla gerarchia.

*) II dramma è di chiara intonazione apologetico-catechistica. Non mancano quindi aspetti che ne appesantiscono lo svolgersi spettacolare. Innanzitutto alcune troppo lunghe 'tiritere' dell'avv. Roberto sugli errori dei Protestanti. In alcuni momenti vorrebbe addirittura continuare a tenere la parola a oltranza, ma l'esigenza del dialogo si impone e il discorso interrotto... finisce nelle note (a uso – ovviamente – del solo lettore; v. pag. 54). Nel telaio della sceneggiatura gli interventi affidati ai Protestanti sono di gran lunga inferiori per numero e di poco peso polemico. Sono sempre costretti alla difensiva e, infine, cedono talmente in fretta alle argomentazioni cattoliche e con grave impaccio che non resta loro se non l'abbandono della disputa. Sono considerazioni queste, ce ne rendiamo conto, che sebbene siano ritenute giuste dal punto di vista drammaturgico, tuttavia esulano dall'ambiente del tempo che non conosceva il dialogo ecumenico, la reciproca comprensione, l'attenzione alle altrui argomentazioni.

*) Il dramma ha un elevato peso culturale e riflette l’enciclopedica preparazione dell'autore sull'argomento. La ovvia padronanza della dottrina cattolica, ma ancor più l'approfondita conoscenza della dottrina protestante (vedi le continue note di riferimento ai testi dei maggiori esponenti della Riforma) risaltano evidenti, conferendo all'insieme un notevole impegno culturale e teologico. Le elevate ed elaborate forme di sillogismo sono tuttavia stemperate nella voluta semplicità del linguaggio.


INSERTO CULTURA
di Michele Novelli

http://www.sdb.org/bs/articolo.aspx?newsID=7920

mercoledì 9 settembre 2009

RECENSIONI LIBRARIE: Piccolo catechismo del soldato

Se è vero che, storicamente, fenomeni come la leva obbligatoria di massa e certo nazionalismo bellicista sono legati alla modernità nella sua versione laica e giacobina, è pure indubbio che la Chiesa cattolica non ha atteso la Rivoluzione francese o la nascita degli Stati nazionali per sostenere e promuovere la vita militare ed apprezzare il sano amor di Patria. Si pensi ad esempio al Vangelo e agli uomini d’armi incontrati ed elogiati da Gesù, il quale mai intimò loro di “cambiar mestiere” per diventare suoi discepoli… Gesù stesso infatti non era venuto a portare la pace (come la intende il mondo: assenza di conflitti armati per meglio godersi la vita) ma la spada (cioè la lotta contro i propri difetti e per la difesa del Vangelo a costo del sacrificio e della morte).

Si ricordi inoltre che nei primi secoli, al di qua della svolta costantiniana del 313, furono gli eretici e non i Padri della Chiesa ad essere contrari ad ogni uso della forza e alla carriera militare. Nel medioevo cristiano poi, quando «la filosofia del Vangelo governava gli Stati» (Leone XIII) fiorirono la cavalleria e il feudalesimo e nacquero appositi ordini religiosi, di taglio militare, per molteplici scopi di carità sociale e di protezione, i quali ebbero sempre il sostegno dei Papi, dei Concili e dei Vescovi. Che il pacifismo, contemporaneo o antico, fu sempre considerato una dottrina irragionevole e contraria al dogma cattolico appare evidente e, per prenderne atto, basta leggere l’omonima voce nella insuperata Enciclopedia Cattolica, opera impareggiabile di dotti e specialisti, voluta, sostenuta e approvata da Pio XII. Se ancora il “Catechismo della Chiesa cattolica” promulgato in versione definitiva da Giovanni Paolo II nel 1997 ricorda ai nn. 2309 e ss. i criteri e le nozioni della guerra giusta, della legittima difesa con la forza militare e del servizio della patria nella vita militare (quale agente del bene comune e della pace), non si può non lamentare un decadimento generalizzato in ambito cattolico nell’apprezzamento delle “virtù militari” e dell’eroismo del soldato, concetti tante volte celebrati in memorabili discorsi di Pio XI e Pio XII.

La lista dei santi militari è davvero lunga, come ricorda Rino Cammilleri in un suo bel testo, e quello che manca di più nel contesto dell’aggiornamento post-conciliare è la visione agonistica della vita quale combattimento, lotta, gara, “guerra santa”, visione però assai presente nella cristianità: sia nella patristica (si pensi alle due città in permanente conflitto di sant’Agostino), sia nella teologia medioevale (cfr. un san Francesco che si voleva cavaliere e araldo del Gran Re o santa Caterina da Siena che sviluppa nelle sue lettere una vera e propria teologia della Crociata), che nella stessa Chiesa contemporanea che ha sviluppato con l’istituzione dei cappellani militari, attivi e intrepidi in ogni guerra del ’900, una paterna presenza accanto ai militi di tutte le bandiere. La virtù di fortezza è un dono dello Spirito Santo conferito al cristiano nel momento della Cresima, dono che lo rende davvero un soldato di Cristo, apostolo e militante della causa cattolica.

La debolezza al contrario, se non è peccato, porta al peccato, alla rinuncia, alla mediocrità e alla pigrizia spirituale. Per ricordare tutto questo, una piccola e coraggiosa casa editrice ha appena ripubblicato un libretto di grande valore (S. Riva, Piccolo catechismo del soldato, ed. Amicizia Cristiana, Chieti, 2009. Si può richiedere al tel. 0871.63210) uscito per la prima volta nel 1940 (con l’apposito imprimatur ecclesiastico) e destinato ad incoraggiare i soldati italiani al fronte nell’amore dell’Italia e della Fede cristiana.

CR n.1108 del 12/9/2009

http://www.corrispondenzaromana.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1027&catid=31

sabato 29 agosto 2009

CHIESA CATTOLICA: disputa anti-protestante

Anche il teatro, come tutte le forme alte di cultura, ha avuto una rinascita e un’insigne fioritura, dopo l’aureo periodo classico, nel medioevo cristiano, grazie in particolare allo zelo e alla finezza intellettuale degli ordini religiosi europei. Nella Controriforma poi esso divenne uno strumento diffusissimo nella pedagogia e nell’educazione della gioventù di tante congregazioni nuove come i Somaschi, gli Scolopi e i Gesuiti.

San Giovanni Bosco († 1888) immortale educatore piemontese, fondatore religioso e apostolo degli umili, fu anche, ed è cosa meno nota, scrittore fecondo e brillante polemista. Purtroppo se abbondano, soprattutto nelle edizioni e nelle librerie salesiane, i libri e le analisi sul gran santo ottocentesco, sono quasi completamente assenti da alcuni decenni a questa parte gli scritti preziosissimi di don Bosco, e questa lacuna ci pare non del tutto casuale. Grande merito costituisce dunque la ripubblicazione di una breve e gustosissima pièce teatrale finita nel dimenticatoio, vero capolavoro di sintesi e di dottrina, ma assolutamente attuale, certamente da riscoprire e magari da riproporre nelle scuole (Giovanni Bosco, Una disputa tra un avvocato e un ministro protestante, edizione Amicizia Cristiana, 2009, 5 euro).

Si tratta di un piccolo dramma in 2 atti, scritto da don Bosco nel 1853 sulla base di «un tessuto di fatti egualmente storici» (p. 5), utilizzati a fini sanamente apologetici e divulgativi, soprattutto per le necessità formative dei giovani del suo Oratorio (che rappresentarono il testo più volte) e del popolo incolto, aggredito dalla propaganda valdese e protestante.

La storia è semplicissima e gustosa. Nel primo atto parla di Alessandro, un cattolico che per ragioni economiche e di convenienza è passato all’eresia, il quale tenta in ogni modo di obbligare il figlio Luigi alla medesima scelta, provocandone la fuga. Provvidenzialmente sul suo cammino incontrerà Ferdinando un buon cristiano che lo aiuterà a tornare sui suoi passi, soprattutto organizzando una vera e propria disputa (descritta nel secondo atto) tra Roberto, un avvocato fedele, e Golan, un ministro protestante. La disputa, con parole facili e ben calibrate, mostrerà al lettore e al fruitore del dramma, l’inconsistenza di tutte le accuse portate alla fede, e si concluderà con il solerte ripiego della parte eretica.

Essendo la vera Chiesa necessariamente “una, santa, cattolica e apostolica”, Roberto (don Bosco) farà notare nella disputa come «la Chiesa Riformata non è una; perché essendo ciascuno libero di interpretare la Bibbia ne derivano tante religioni quante sono le teste dei riformati. Nemmeno è santa: imperciocché nella Chiesa Riformata si rigettano ora tutti, ora la maggior parte dei sacramenti istituiti da Gesù Cristo. Nemmeno la Chiesa Riformata può dimostrare la sua santità con qualche miracolo operato in conferma della nuova Riforma […]. Tanto meno la Chiesa Riformata si può chiamare cattolica ed apostolica, poiché non insegna la dottrina degli Apostoli, non può mostrare alcun successore del capo stabilito da Gesù Cristo a governare la sua Chiesa» (pp. 58-59). Tutto è detto. E se i cattolici di oggi, seguendo i loro maestri del passato, si mettessero a scrivere nuove operette teatrali per confutare gli attuali errori religiosi, partendo magari dal più pernicioso di tutti che è senza dubbio il modernismo?

CR n.1106 del 29/8/2009

http://www.corrispondenzaromana.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1020&catid=7

venerdì 3 luglio 2009

L’irripetibile esperienza di un’alba liturgica all’abbazia di Fontgombault

Il tema della liturgia costituisce un importante filo conduttore dell’itinerario intellettuale e spirituale di Joseph Ratzinger. Fin dal 2001, in un’intervista a “La Croix”, il cardinale Ratzinger definiva la liturgia come il frutto di una riflessione di cinquant’anni in cui si ritrova tutto il suo percorso spirituale.

Non a caso il primo volume in tedesco dell’Opera omnia di Benedetto XVI (2008) è dedicato agli scritti liturgici e si apre con una prefazione in cui il Papa ricorda come la liturgia della chiesa, vista nei suoi rapporti con la teologia, abbia costituito l’attività centrale della sua vita.

Lo stesso anno sacerdotale, aperto il 19 giugno di quest’anno, vede al suo centro la celebrazione dell’Eucaristia e l’Eucaristia è il centro dell’azione liturgica. In questo senso il motu proprio Summorum pontificum del 14 settembre 2007, con cui il Papa ha concesso la piena libertà di celebrare la liturgia tradizionale costituisce un evento di straordinaria portata. L’avversione al motu proprio pontificio è il principale punto di coagulo del partito “antiratzingeriano”, mentre è proprio a partire dalla difesa del Rito romano antico che si sviluppa la reazione del nuovo “partito romano” sceso in campo negli ultimi anni per riaffermare il
valore immutabile della Tradizione.

E’ su questo sfondo che va situata la pubblicazione anche in Italia del libro di Martin Mosebach, “Eresia dell’informe. La liturgia romana e il suo nemico” (Cantagalli, Siena 2009), con traduzione e prefazione di Leonardo Allodi. Mosebach è un romanziere e saggista tedesco da anni interessato alla liturgia e ben conosciuto dallo stesso Pontefice. Peter Seewald, nel suo colloquio con l’allora cardinale Ratzinger, “Dio e il mondo. Essere cristiani nel nuovo millennio” (San Paolo, Cinisello Balsamo, 2001), ricorda un poetico passo in cui lo scrittore tedesco descrive la celebrazione di una Messa tradizionale in una desolata cappella di Capri che pare trasfigurarsi quando il sacerdote la “risacralizza” con i suoi gesti e con il suo rito. Questo brano è contenuto, assieme ad altri, nel libro ora pubblicato, il cui significativo titolo rimanda a quella che Dom Prosper Guéranger, il restauratore della liturgia romana nel XIX secolo, definiva l’“eresia antiliturgica”.

Secondo il grande abate di Solesmes “soltanto dove c’è qualcosa da demolire il genio della distruzione cercherà di introdurre veleno” (“L’eresia antiliturgica e la riforma protestante”, Amicizia Cristiana, Chieti, 2008, p. 14). I distruttori del XX secolo sono gli autori di una riforma liturgica che ha provocato una delle fratture più rivoluzionarie del secolo scorso, paragonata da Mosebach alla guerra iconoclasta di Bisanzio. “Vorrei sentire volentieri sulla bocca di un amico della riforma una volta la seguente ammissione – egli scrive – e cioè che mai nella storia della chiesa fino a Papa Paolo VI si sia osato porre in questione le seguenti caratteristiche fondamentali della liturgia tradizionale: la sacralità della lingua, la celebrazione della liturgia versus orientem, sacerdote e comunità insieme rivolti verso Cristo che risorge; infine la più importante: il carattere sacrificale
della celebrazione liturgica” (p. 225).

Tra la liturgia e la fede della chiesa esiste un nesso inscindibile secondo il principio Lex orandi, lex credendi. Al centro del Cristianesimo si trova il mistero dell’Incarnazione. Il messaggio cristiano si riassume in Gesù stesso, uomo-Dio, che promette ai suoi discepoli: “Io sono con voi fino alla fine dei tempi”. Questa promessa riguarda una presenza reale, corporea, attraverso l’azione dello Spirito Santo nella liturgia. Si potrebbe dire che la Santa Messa è lo Spirito Santo promesso ai discepoli. “Gesù, la cui esistenza fisica costituiva il centro del suo messaggio, scrive Mosebach, continua a vivere in essa fisicamente, nell’imposizione delle mani, nell’unzione, nei corpi attraverso il pane e il vino” (p. 81).

Il rito è per sua natura immodificabile, perché è sottratto per sua essenza ad ogni modifica, dal momento che ogni intervento distrugge l’esperienza che non il celebrante del rito, ma Cristo stesso opera in esso. Con finezza psicologica Mosebach precisa: “E’ forse meno importante che il rito per secoli e secoli sia rimasto del tutto invariato piuttosto che esso sia stato percepito e vissuto dai partecipanti come appunto invariato” (p. 222). E’ impossibile infatti che una successione di parole e di gesti, anche se esattamente fissati in libri liturgici, sia rimasta invariata attraverso un lungo intervallo di tempo. Il rito, a partire dall’epoca della prima cristianità, non ci è giunto inalterato, perché è destinato a trasformarsi di continuo, impercettibilmente, nel corso dei secoli. Tali trasformazioni e graduali mutamenti non sono mai “riforme”, dal momento che dietro di esse non agisce l’intenzione di fare qualcosa di meglio. E nondimeno, spiega Mosebach, noi possiamo considerare l’antica Messa, a torto chiamata “tridentina” (la si potrebbe meglio definire come “gregoriana”) come immutata, sempre ugualmente offerta come dono dall’alto, dal momento che questi mutamenti erano qualcosa di involontario, intervenuto lentamente e in maniera così graduale che nessuno, quasi, se ne è accorto.

Oggi la Messa costituisce un’irripetibile esperienza, come quella che provocò la conversione di Paul Claudel, la notte di Natale del 1886 a Notre Dame. Bellissima è la descrizione di quanto accade oggi all’alba nell’abbazia benedettina di Fontgombault. E’ buio e la chiesa è vuota, quando un corteo di monaci lascia la sacrestia. Avanzando lungo la navata, il corteo si divide. Davanti a ogni pilone è un altare dove restano un sacerdote e un ministrante, fino a che tutti i dodici altari sono stati occupati. “Chi si mette dietro, al centro della navata della chiesa – scrive Mosebach – ha davanti a sé un’immagine unica. La Messa, che di solito riempie il centro di una chiesa, appare qui di colpo onnipresente, come per un gioco di molteplici riflessi. La prospettiva dello spazio che finisce nel coro è popolata da sacerdoti che celebrano da soli, ciascuno dei quali, con ognuno dei suoi gesti solenni, con l’elevazione delle mani, gli atti di riverenza e le genuflessioni, pretende di fare qualcosa di particolare. Nessun muro, nessuna colonna dove non abbia luogo un sacrificio” (pp. 109-110). Oggi si è rinunciato alla pluralità di messe in nome di una “concelebrazione” che dovrebbe esprimere la dimensione comunitaria della chiesa. Ma quando una molteplicità di sacerdoti celebrano allo stesso tempo un unico rito, essi privano la chiesa e i fedeli del valore infinito di innumerevoli Messe celebrate in altari diversi nella stessa giornata.

A Davide Cantagalli vorremmo suggerire la pubblicazione degli Atti del colloquio, presieduto dal cardinale Ratzinger, che si tenne nel luglio 2001 all’abbazia di Fontgombault sul tema “Autour de la question liturgique”. La liturgia, disse in quell’occasione il cardinale, non deve essere il terreno di sperimentazione per ipotesi teologiche. Essa trae la sua grandezza da ciò che essa è e non da ciò che noi pretendiamo farne.

(Roberto de Mattei su "Il Foglio" del 3/07/09)

http://www.corrispondenzaromana.it/benedetto-xvi/l-irripetibile-esperienza-di-un-alba-liturgica-all-abbazia-di-fontgombault.html

sabato 2 maggio 2009

RECENSIONI LIBRARIE: la letteratura devota di san Giovanni Bosco

San Giovanni Bosco (1815-1888), fondatore della Congregazione dei Salesiani, pubblicò numerose opere rivolte al popolo e ai giovani per divulgare la dottrina cattolica. In molte di esse Don Bosco attinse ai temi tradizionali dell’apologetica della Chiesa, in particolare per contrastare la penetrazione dell’eresia protestante in Italia, favorita dagli ambienti liberali fautori del Risorgimento.

A Torino il Santo aveva frequentato il “Convitto Ecclesiastico” di san Giuseppe Cafasso, dove non si era persa l’eredità delle “Amicizie” del ven. Pio Bruno Lanteri, la cui azione era protesa alla diffusione della buona stampa cattolica contro gli errori del tempo. L’oratorio salesiano di Valdocco, dove fu poi costruita la chiesa in onore di Maria “Auxilium Christianorum”, divenne il punto di riferimento dei cattolici antiliberali della città, tra cui una delle più importanti benefattrici di Don Bosco, la vandeana Giulia Colbert, Marchesa di Barolo.

Nel 1853, con l’aiuto di mons. Moreno, vescovo di Ivrea, appartenente all’ala intransigente dell’episcopato, Don Bosco iniziò la pubblicazione delle “Lettere Cattoliche”, efficace mezzo di istruzione popolare, edificante e devota, che avranno un’altissima tiratura di copie in tutta Italia. L’operetta teatrale Una disputa tra un avvocato ed un ministro protestante (Giovanni Bosco, Una disputa tra un avvocato ed un ministro protestante, Amicizia Cristiana, Chieti 2009, pp. 64, € 5,00) rientra in questo genere di letteratura; nel breve lavoro Don Bosco, in modo divertente, illustra le «note della Chiesa», mette in berlina i ministri protestanti e smaschera i mezzi di corruzione da essi utilizzati per adescare nuovi adepti.

Durante le famose «passeggiate autunnali» nelle parrocchie piemontesi, la popolazione attendeva con impazienza la recita di queste operette da parte degli alunni di Don Bosco nei teatri comunali.

Sia pure non eccelso dal punto di vista letterario e dichiaratamente didascalico, il testo è però capace di mettere in scena, senza mai annoiare, una disquisizione teologica, fornendo gli spettatori di utili strumenti per la propaganda dottrinaria. Inoltre si avvale di una cornice interessante e presa da un caso realmente accaduto: la conversione, ottenuta mediante la promessa di aiuti economici, di un disoccupato e quindi la richiesta, dietro minaccia di sospensione degli emolumenti, di una conversione estesa all’intera famiglia, che scatena l’ira violenta del disoccupato – ormai abituatosi a ricevere un sostegno economico (e a consumarlo all’osteria) senza dover lavorare – nei confronti di moglie e figli, per nulla disposti a mutare credo religioso.

CR n.1090 del 2/5/2009

http://www.corrispondenzaromana.it/recensioni-librarie/recensioni-librarie-la-letteratura-devota-di-san-giovanni-bosco.html

sabato 7 febbraio 2009

RECENSIONI LIBRARIE: il “combattimento spirituale”

Il Servo di Dio Lorenzo da Otranto, al secolo Francesco Scupoli (1529-1610), assunse tardi, verso i quarant’anni, l’abito ecclesiastico, entrando in un ordine, quello dei Chierici Regolari fondato da san Gaetano da Thiene, votato alla lotta contro la Riforma luterana. Il suo più importante lavoro è il Combattimento spirituale (Lorenzo Scupoli, Il combattimento spirituale, Amicizia Cristiana, Chieti 2007, pp. 160, € 9), opera che fu spinto a scrivere da sant’Andrea Avellino e che san Francesco di Sales amava a tal punto da definirla «dopo Dio, il mio direttore spirituale».

Ai suoi tempi il Combattimento ebbe gran successo: l’opera uscì anonima nel 1589, fu più volte ristampata, ma solo dopo una ventina di anni venne pubblicata con l’indicazione del suo autore. Forse non è casuale che padre Scupoli sia nato nella martoriata terra di Otranto, testimone del peggior massacro islamico in Italia: l’impostazione del Combattimento spirituale è infatti interamente poggiata su forti metafore militari.


Non basta operare una tattica “difensiva”, basata su rinunce e preghiere (elemento necessario, ma non sufficiente): bisogna anche sconfiggere i vizi e le inclinazioni perverse che quotidianamente ci assediano. Affascinanti sono le immagini utilizzate da Lorenzo da Otranto: un esercito schierato in campo di battaglia comandato da Gesù e che vede a lato dei combattenti la Vergine Maria, san Giuseppe e innumerevoli santi ed angeli con in testa san Michele; di fronte un manipolo guidato da Satana che cerca di eccitare nel nostro cuore la passione a cui siamo più soggetti. Una volta preparati alla battaglia, perfettamente consci della lotta che si deve portare alle proprie insane passioni, le armi sono quelle della preghiera, della meditazione, della frequenza dei sacramenti (particolare attenzione viene riservata all’Eucaristia).

Per comprendere l’attualità di questo volume baserà riportare il giudizio che ne dette san Francesco di Sales: «Non lo si può leggere senza restarne edificati: chiunque saprà servirsene diverrà ben presto un uomo di alta spiritualità e imparerà a distaccarsi dalle creature per unirsi al Creatore».

CR n.1078 del 7/2/2009

http://www.corrispondenzaromana.it/recensioni-librarie/recensioni-librarie-il-combattimento-spirituale.html

Il combattimento spirituale (Corrispondenza Romana n.1078 del 7/2/2009)

Il Servo di Dio Lorenzo da Otranto, al secolo Francesco Scupoli (1529-1610), assunse tardi, verso i quarant’anni, l’abito ecclesiastico, entrando in un ordine, quello dei Chierici Regolari fondato da san Gaetano da Thiene, votato alla lotta contro la Riforma luterana. Il suo più importante lavoro è il Combattimento spirituale (Lorenzo Scupoli, Il combattimento spirituale, Amicizia Cristiana, Chieti 2007, pp. 160, € 9), opera che fu spinto a scrivere da sant’Andrea Avellino e che san Francesco di Sales amava a tal punto da definirla «dopo Dio, il mio direttore spirituale».

Ai suoi tempi il Combattimento ebbe gran successo: l’opera uscì anonima nel 1589, fu più volte ristampata, ma solo dopo una ventina di anni venne pubblicata con l’indicazione del suo autore. Forse non è casuale che padre Scupoli sia nato nella martoriata terra di Otranto, testimone del peggior massacro islamico in Italia: l’impostazione del Combattimento spirituale è infatti interamente poggiata su forti metafore militari.


Non basta operare una tattica “difensiva”, basata su rinunce e preghiere (elemento necessario, ma non sufficiente): bisogna anche sconfiggere i vizi e le inclinazioni perverse che quotidianamente ci assediano. Affascinanti sono le immagini utilizzate da Lorenzo da Otranto: un esercito schierato in campo di battaglia comandato da Gesù e che vede a lato dei combattenti la Vergine Maria, san Giuseppe e innumerevoli santi ed angeli con in testa san Michele; di fronte un manipolo guidato da Satana che cerca di eccitare nel nostro cuore la passione a cui siamo più soggetti. Una volta preparati alla battaglia, perfettamente consci della lotta che si deve portare alle proprie insane passioni, le armi sono quelle della preghiera, della meditazione, della frequenza dei sacramenti (particolare attenzione viene riservata all’Eucaristia).

Per comprendere l’attualità di questo volume baserà riportare il giudizio che ne dette san Francesco di Sales: «Non lo si può leggere senza restarne edificati: chiunque saprà servirsene diverrà ben presto un uomo di alta spiritualità e imparerà a distaccarsi dalle creature per unirsi al Creatore».

CR n.1078 del 7/2/2009

http://www.corrispondenzaromana.it/index.php?option=com_content&view=article&id=767&catid=31

martedì 22 luglio 2008

Lo scaffale di “Amicizia Cristiana” (in "Sodalitium", n. 62/2008)

Per i tipi di “Amicizia Cristiana” è stata pubblicata una collana di testi religiosi in formato tascabile: segnaliamo ai lettori alcuni titoli.


Di carattere catechistico troviamo il “Piccolo catechismo cattolico” di don Giovanni Rossi (pag. 64, euro 5), che nel 1939 fondò la “Pro Civitate Christiana”. Il testo, che espone in modo discorsivo e con efficace chiarezza i fondamenti della dottrina cristiana, è adatto sia ai giovani che agli adulti.
















“La Santa Messa e il Calvario” (pag. 66, euro 5) a firma di Dominicus, tratta, come recita il sottotitolo, del “confronto tra la liturgia antica e quella attuale”. È la ristampa del breve studio sui due riti pubblicato per la prima volta nel 1996 (quando poche persone avevano il coraggio di difendere pubblicamente la “liturgia tridentina”), in buona parte ispirato al “Breve esame critico del Novus Ordo Missae”. L’opera non parla però dell’argomento principale per rifiutare la messa di Paolo VI: il nuovo rito non proviene dalla Chiesa, poiché Montini non aveva l’autorità per promulgarlo.




Sempre attinente alla Messa Romana segnaliamo “La Santa Messa spiegata” (pag. 64, euro 5) del sac. Francesco Potenza. L’opera permette di avere un’esauriente illustrazione spirituale e liturgica delle preghiere del messale. Lascia un po’ perplessi l’appendice (scritta nel 1925), che risente delle tendenze archeologiste che furono poi condannate nel 1947 da Pio XII con l’enciclica “Mediator Dei”.








Di carattere prettamente spirituale vi sono i seguenti testi: “A Maria Santissima” (pag. 66, euro 5), che si riferisce alla parte delle “Massime Eterne” di sant’Alfonso de Liguori dedicata alla S. Vergine, e “Il combattimento spirituale” (pag. 160, euro 9), di Lorenzo Scupoli. Il libro del padre teatino è uno dei classici della spiritualità cristiana, raccomandato da santi come san Francesco di Sales, che ne portava sempre con sé una copia; è un testo che può fornire ottimi spunti di meditazione.







Sulle religioni non rivelate, in particolare l’attuale Giudaismo, troviamo “La vera carità verso il popolo ebraico” (pag. 48, euro 4) e “Ebrei e musulmani non hanno lo stesso Dio dei cristiani” (pag. 64, euro 5). Il primo volumetto è un articolo di mons. Pier Carlo Landucci pubblicato nel 1982 sulle colonne di “Renovatio”, in risposta a un saggio del card. Bea, che manifestava le “espressioni filoebraiche più spinte”, confermate in seguito da Giovanni Paolo II e da Benedetto VI. L’altro libretto, invece, è uno studio divulgativo di don Giorgio Maffei sull’inconciliabilità tra il monoteismo cristiano e i monoteismi di origine talmudica.

La miracolosa conversione di un ebreo nella chiesa romana di sant’Andrea alle Fratte è narrata nel libretto “La conversione di Alfonso Maria Ratisbonne” (pag. 64, euro 5), tratta dal libro “Una conversione. Il figlio di Maria. Un fratello in più”, del visconte Théodore de Bussière.


http://www.sodalitium.biz/index.php?ind=downloads&op=download_file&ide=54&file=62.zip

lunedì 21 luglio 2008

Fuori della Chiesa non c'è salvezza (Sodalitium, n. 62/2008)

Le Edizioni Amicizia Cristiana hanno stampato in italiano il libro del P. Hugon “Fuori della Chiesa non c’è salvezza”. Il P. Edouard Hugon, nato in Francia nel 1867, dopo brillanti studi secondari entrò nell’ordine domenicano. A causa dell’iniqua espulsione dei domenicani dalla Francia, dovette entrare nel convento di Rjickolt in Olanda. Ordinato sacerdote nel 1892, insegnò a Rjickolt, poi a Rosary Hill negli Stati Uniti, quindi a Poitiers e Angers in Francia. Nel 1909 venne chiamato a fondare il Collegio “Angelicum” a Roma insieme a P. Garrigou-Lagrange e P. Pègues. Membro dell’Accademia S. Tommaso d’Aquino, esaminatore del clero romano, consultore della Congregazione per la Chiesa Orientale, preparò l’Enciclica “Quas Primas” su Cristo-Re, partecipò all’istituzione della festa di Maria Mediatrice.
Pur essendo stata scritta nel 1922, in quest’opera troviamo già la medesima dottrina magistralmente trattata nel 1943 da Pio XII nella “Mystici Corporis”.
«La Chiesa… è la società dei redenti così come è stata istituita da Nostro Signore, con quella forma perfetta e definitiva che durerà sino alla consumazione dei secoli… Essa è la pienezza del Cristo e il prolungamento dell’Incarnazione… Cristo è Dio e uomo: essa sarà divina e umana insieme… Cristo è l’autore della fede, il principio del sovrannaturale, il cui ruolo è salvare, e per questo porta il nome che è al di sopra di qualunque nome: Gesù. La Chiesa sarà, allora, la società sovrannaturale, cioè che ha come fine il sovrannaturale, che possiede i mezzi del sovrannaturale, che realizza in sé tutta l’economia sovrannaturale. Negare la natura divina o la natura umana in Cristo, significa distruggere l’Incarnazione; nella società fondata da Gesù, negare la virtù spirituale o l’elemento esteriore, equivale a pervertire la nozione di vera Chiesa. Qual è questa forza divina che è l’anima del corpo mistico? San Tommaso ci risponde che è innanzitutto lo Spirito Santo… È l’insieme dei doni sovrannaturali e creati che costituisce l’anima della Chiesa: ecco ciò che conserva il suo vigore e la sua giovinezza e le assicura l’immortalità» (pagg. 22-24).
Parole che mostrano l’errore del modernismo, simile a quello della Fraternità S. Pio X, che rifiutano di considerare la Chiesa e la gerarchia come divinamente assistita. Hugon ricorda che «nella Chiesa è necessaria un’obbedienza» e cita l’Enciclica “Vehementer” di S. Pio X: «Solo nel corpo pastorale risiedono il diritto e l’autorità necessari per promuovere e indirizzare tutti i membri verso le finalità sociali» (pag. 126).
Nel libro troviamo la confutazione di vecchi errori rinnovati dal Concilio Vaticano II: ad esempio, che non sarebbe necessaria la fede in senso stretto per ottenere la salvezza eterna. «A un pagano sarebbe sufficiente, per la giustificazione, la fede che nasce dallo spettacolo delle creature. Questo assenso non è fondato sulla Rivelazione, non ha come motivo l’attestazione dell’autorità divina, ma è soprannaturale e salvifico, perché Dio dà una grazia… La teoria che la fede naturale possa essere sufficiente in caso di necessità, riapparve, in forma più grave, nel XVIII secolo nell’opera del P. Berruyer, “L’histoire du peuple de Dieu”, condannata a più riprese… Per Rousseau, ci si può salvare in qualsiasi religione e anche fuori da ogni credenza. Marmontel pretende anche che la Rivelazione sia solo il supplemento della coscienza e fa capire che una volta soddisfatto il dovere essenziale d’amare Dio e il prossimo, la fede in misteri inconcepibili non è assolutamente indispensabile». Contro questi errori «San Paolo ha pronunciato un assioma inflessibile che sventa in anticipo tutti questi tentativi e confonde tali false pietà: “Senza la fede, è impossibile piacere a Dio” (Ebr. 11, 6)… Dunque senza di essa non vi è speranza di perdono, santità o vita; essa sola fa vivere il giusto: “Il giusto vivrà in virtù della fede” (Gal. 3, 11)… “La prima condizione per piacere a Dio – ripete sant’Ambrogio – è la fede; essa viene prima di tutte le altre disposizioni (…) È il fondamento e la radice di tutte le virtù”. Senza di essa, dunque, la salvezza non può germogliare» (pagg. 28-31). L’autore precisa: «Benché ci possano essere, prima della fede, certi atti sovrannaturali, nondimeno le opere che preparano immediatamente alla giustificazione, alla speranza, alla penitenza, all’amore, sono sempre precedute dalla fede… La fede che produce la salvezza – “il giusto vive della fede” (Abac. 2, 4; Gal. 3, 11) – non è un lampo che passa, ma uno stato, un habitus, una virtù» (pag. 56).
P. Hugon ricorda la dottrina definita dal Concilio di Trento sulla necessità di appartenere alla Chiesa almeno “in voto”, cioè con il desiderio di ricevere il Battesimo, e la conseguente verità sul Limbo per i bambini non battezzati (pagg. 148-153) negata oggi da Benedetto XVI. Prova inoltre l’obbligo di appartenere alla Chiesa tramite l’unità della fede: «sarebbe un grave oltraggio verso Dio respingere un solo punto della Rivelazione»; tramite l’unità di governo: «Una volta stabilito che la Chiesa è, per volontà di Gesù Cristo, un solo ovile governato da un solo pastore, che c’è una sola gerarchia con un Sommo Pontefice, è chiaro che respingere questo governo significa resistere all’autorità di Dio»; tramite l’unità di culto: «Gli eretici e gli scismatici sono nemici di Dio, sacrileghi, e dunque non è permesso chiedere loro la vita sovrannaturale che Nostro Signore è venuto a portare al mondo. Ogni comunione volontaria con loro nelle cose sante sarebbe un’approvazione dei loro errori e una smentita data al Salvatore e alla sua Sposa: chiunque favorisce gli avversari di Cristo agisce contro Cristo» (pagg. 154-9). Come sono lontani i sostenitori del Vaticano II dalla dottrina cattolica spiegata da P. Hugon e ripetuta in seguito da Pio XII. Che questo libro possa aiutare, chierici e laici, a conoscere e approfondire gli argomenti di Fede di grande attualità per non essere ingannati dalle ambiguità del modernismo.

don Giuseppe Murro

"Sodalitium", n. 62 (2008)

http://www.sodalitium.biz/index.php?ind=downloads&op=download_file&ide=54&file=62.zip

venerdì 6 giugno 2008

IL MODERNISMO

Conferenza tenuta al Duomo di Milano (Quaresima 1909)

In appendice:

- Lamentabili sane exitu

- "Professio Fidei" Tridentina

- Giuramento antimodernista


[…] in questi ultimi tempi, è cresciuto oltre misura il numero dei nemici della croce di Cristo; che, con arti affatto nuove e piene di astuzia, si affaticano di render vana la virtù avvivatrice della Chiesa e scrollare dai fondamenti, se venga lor fatto, lo stesso regno di Gesù Cristo. Per la qual cosa non Ci è oggimai più lecito di tacere, seppur non vogliamo aver vista di mancare al dovere Nostro gravissimo, e che Ci sia apposta a trascuratezza di esso la benignità finora usata nella speranza di più sani consigli.

Ed a rompere senza più gl'indugi Ci spinge anzitutto il fatto, che i fautori dell'errore già non sono ormai da ricercarsi fra i nemici dichiarati; ma, ciò che dà somma pena e timore, si celano nel seno stesso della Chiesa, tanto più perniciosi quanto meno sono in vista. Alludiamo, o Venerabili Fratelli, a molti del laicato cattolico e, ciò ch'è più deplorevole, a non pochi dello stesso ceto sacerdotale, i quali, sotto finta di amore per la Chiesa, scevri d'ogni solido presidio di filosofico e teologico sapere, tutti anzi penetrati delle velenose dottrine dei nemici della Chiesa, si dànno, senza ritegno di sorta, per riformatori della Chiesa medesima; e, fatta audacemente schiera, si gittano su quanto vi ha di più santo nell'opera di Cristo, non risparmiando la persona stessa del Redentore divino, che, con ardimento sacrilego, rimpiccioliscono fino alla condizione di un puro e semplice uomo.


Dalla “Pascendi Dominici Gregis” di S. Pio X

(Roma 8 settembre 1907)



Giuseppe Prevete

IL MODERNISMO

Edizioni Amicizia Cristiana, Chieti 2008

[ISBN-978-88-89757-19-2]Pag. 64 - € 5,00


http://www.edizioniamiciziacristiana.it/ilmodernismo.htm



Il combattimento spirituale (La Tradizione Cattolica, n. 1/2008)

Questo libro ebbe tra i suoi primi lettori un giovane che desiderava e cercava una guida sicura per la sua vita interiore: san Francesco di Sales. La struttura dell’opera vuole condurre all’incontro di Dio con l’uomo, nella contemplazione dell’amore e della bontà infinita di Dio da una parte, e dall’altra l’uomo preso dalle inclinazioni al male e dalle passioni disordinate.
La lotta è possibile attraverso una piena confidenza in Dio, seguendo Cristo, il Capitano dell’esercito di coloro che vogliono combattere il male e che poggiano in Lui la certezza della vittoria, senza confidare soltanto sulle proprie forze.
Le principali armi per questa strategia spirituale, insieme all’esercizio di tutte le facoltà per conquistare le virtù, sono la preghiera, la meditazione, la devozione a Maria Vergine, l’amore alla Croce e la frequente Comunione eucaristica, sacramentale e spirituale.
Come l’allenamento porta l’atleta alla vittoria, così l’allenamento nelle virtù cristiane porta alla perfezione. La virtù, infatti, si conquista giorno per giorno. La santità è il frutto del combattimento spirituale.

Recensione in «La Tradizione Cattolica», n. 1/2008

Fuori della Chiesa non c’è salvezza (La Tradizione Cattolica, n. 1/2008)

Ci si può salvare in qualunque modo, oppure ci sono degli obblighi ben precisi a cui nessuno può sottrarsi senza mettere in pericolo la propria anima? In altre parole, per andare in Cielo bisogna appartenere ad una determinata Chiesa, oppure qualunque chiesa va bene? Al limite, c’è proprio bisogno di una chiesa? Il dogma cattolico che afferma che «fuori della Chiesa non c’è salvezza» ha un fondamento reale oppure è una formula priva di senso? E qual è questa Chiesa a cui bisogna necessariamente appartenere per non dannarsi?
L’assioma «fuori della Chiesa non c’è salvezza» è ai nostri giorni messo in discussione. È una di quelle espressioni agli antipodi del politically correct. Il gesuita belga P. Dupuis, in occasione del Congresso interreligioso di Fatima (ottobre 2003, cfr. La Tradizione Cattolica, n°2 (59) 2005, pp. 13-14) ebbe modo di definirlo un «…testo orribile del Concilio di Firenze del 1442».
Ora, su questo punto così fondamentale la Sacra Scrittura ci dà delle indicazioni ben precise, e gli scrittori dei primi secoli del cristianesimo, che sono i Padri della Chiesa, hanno sviluppato e approfondito l’importante tema. San Tommaso d’Aquino ne ha magistralmente sintetizzato la dottrina: basta consultarlo per conoscere la verità e poter seguire la via della salvezza eterna.
In questo libro l’eccellente teologo domenicano p. Edouard Hugon espone ciò che le fonti della Rivelazione – Sacra Scrittura e Tradizione – ci dicono in merito. Un libro da leggere e studiare attentamente per conoscere la verità e combattere con conoscenza di causa il relativismo che infesta la mentalità moderna.

Recensione in «La Tradizione Cattolica», n. 1/2008

sabato 17 maggio 2008

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

«Coloro che credono che questo libro sia oscuro, si figurano delle ombre a mezzogiorno e sono simili a quegli Israeliti che si infastidirono della manna, perché era cascata loro dal cielo con troppa facilità e abbondanza... È una piccola profumiera di soavissimi aromi, un breve ritratto di tutte le perfezioni cristiane, un’epitome della teologia mistica. È un compendio delle grandi massime Evangeliche, specialmente di quelle riguardanti il disprezzo e l’abnegazione di se stesso. Uno non può leggerlo senza restarne edificato; chiunque saprà servirsene diverrà presto un uomo di spirito e imparerà in breve tempo a distaccarsi dalle creature per unirsi al Creatore.»
San Francesco di Sales

Francesco Scupoli nacque nel 1529 a Otranto. Nel 1569 entrò nell’Ordine dei Chierici Regolari fondato nel 1524 da san Gaetano da Thiene. Nel 1571 conclusa la fase preparatoria cambiò il nome in Lorenzo e nel Natale del 1577 ricevette l'ordinazione sacerdortale. Nel 1589 venne pubblicato da una stamperia veneziana un libretto dal titolo Combattimento Spirituale, scritto da Lorenzo ma attribuito ad altri autori. Questo testo ebbe un grande successo oltrepassando i confini italiani e vantò diverse edizioni (sessanta fino al 1610). Il 19 dicembre del 1610 uscì a Bologna la prima edizione con il suo nome, pochi giorni dopo la sua morte avvenuta a Napoli il 28 novembre.

Lorenzo Scupoli
IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE
a cura di Dino Marranci
Edizioni Amicizia Cristiana
[ISBN-88-89757-03-1]
Pagg. 160 - Euro 9,00

FUORI DELLA CHIESA NON C'È SALVEZZA

«C’è una verità che non può essere ignorata se non si vuole compromettere la salvezza delle anime, e che tuttavia è misconosciuta volontariamente o negata ostinatamente: Extra Ecclesiam nulla salus. L’incredulità ed il falso liberalismo ci rimproverano questo assioma come una crudeltà; certi cattolici considerano la formula inopportuna e ci chiedono di non ricordare più alle coscienze moderne questo dogma intransigente, o almeno di attenuarne la portata.»
Fuori della Chiesa non c’è salvezza è un vero piccolo trattato pratico sulla Chiesa e sulla necessità di appartenerle per realizzare la propria salvezza. La natura della Chiesa; la distinzione tra anima e corpo; la necessità di appartenere alla sua anima; la necessità, per la salvezza, della vera fede teologica e della grazia santificante. L’autore vi affronta, in un capitolo essenziale, la difficile questione della salvezza degli infedeli. La seconda parte spiega l’obbligo di appartenere al corpo della Chiesa per salvarsi.

Florentin-Louis Hugon nacque in Francia a Lafarre, piccolo villaggio di montagna nella diocesi di Puy-en-Velay, il 25 agosto 1867. A diciotto anni, conclusi gli studi secondari, entrò nell’Ordine di San Domenico a Rjickolt, in Olanda, dove lo studium della provincia di Lione si era rifugiato a causa delle espulsioni operate dai politici e dai governanti massoni. L’anno seguente ricevette l’abito col nome di Frate Édouard. Fece la professione solenne il 13 gennaio 1890 e fu ordinato sacerdote il 24 settembre 1892. Inaugurò subito la carriera di docente, che lo accompagnò tutta la vita. Insegnò successivamente a Rijckolt, Rosary Hill (vicino New York), Poitiers, Angers, nuovamente a Rijckolt, infine all’Angelicum a Roma, dal 1909 al 1929.

Édouard Hugon O.P.
FUORI DELLA CHIESANON C'È SALVEZZA
Presentazione di P. Thomas Poinçon O.P.
Traduzione di Claudio Fauci
Edizioni Amicizia Cristiana
[ISBN-978-88-89757-11-6]
Pag. 192 - Euro 15,00

EBREI E MUSULMANI NON HANNO LO STESSO DIO DEI CRISTIANI

Si è diffuso nel mondo cattolico l’errato concetto che ebrei e musulmani, essendo monoteisti, abbiano lo stesso Dio dei cristiani. Con argomenti teologici, al lume della fede rivelata, l’Autore ha voluto dimostrare l’assoluta infondatezza di tale asserzione, poiché l’unico vero Dio è quello che si è manifestato e rivelato nella persona del Figlio, che col Padre e con lo Spirito Santo è un solo Dio. Pertanto, ebrei e musulmani, che non credono in Gesù Cristo, non hanno lo stesso Dio dei cristiani, benché siano monoteisti ed abbiano qualche conoscenza intorno alla divinità.

Don Giorgio Maffei è nato a Ferrara il 1° maggio 1921 ed è stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1952. Dopo alcuni incarichi in città, è stato Parroco in un paese della provincia di Ferrara dal 1962 al 1986. Tornato in città, è rimasto sedici anni Rettore del Tempio della Certosa, finché nel 2002 si è trasferito a Rimini presso il Priorato Madonna di Loreto, dove si opera in difesa della Santa Tradizione cattolica. Ha pubblicato: Il sacrilegio della comunione sulla mano, La setta carismatica, Il popolo deicida e I vignaioli perfidi.

Giorgio Maffei
EBREI E MUSULMANINON HANNO LO STESSO DIODEI CRISTIANI
Edizioni Amicizia Cristiana
[ISBN-88-89757-09-4]
Pagg. 64 - € 5,00

http://www.edizioniamiciziacristiana.it/ebreiemusulmani.htm

martedì 6 maggio 2008

LA SANTA MESSA SPIEGATA

Pare incredibile: fra tanta colluvie di libri di devozione, mancano quelli che spieghino, nel suo vero e proprio significato, il divinissimo Sacrifizio dell’altare. Per la qual cosa il popolo ignora cosa faccia il sacerdote sull’altare. La S. Messa, per i cristiani, è davvero un mistero.
Perché si dica Messa? Che cosa è la S. Messa? Che cosa vogliono dire quelle cerimonie che il sacerdote compie sull’altare? Tutto questo è ignorato non solo dal popolino, ma anche da quelle persone così dette devote, le quali ogni giorno vengono a Messa, e ti sanno parlare così bene di tante diverse pratiche di pietà, che abbondano nella nostra Chiesa.
Ebbene, questo libretto, nella sua forma piana e dialogica, spiega esaurientemente tutta la S. Messa.
E la spiega non nel suo senso mistico o allegorico, come hanno fatto per il passato tanti libri di pietà, i quali per questo hanno portato una vera confusione nelle menti dei fedeli; ma la spiega nel senso in cui essa deve essere intesa, nel senso voluto dall’odierno risveglio liturgico, facendo davvero capire cosa fa il sacerdote all’altare, e cosa sono quelle cerimonie che egli compie.
Essendo così, possa questo libretto, conscio della sua meschina origine, possa andare nelle mani dei nostri fedeli, e far loro comprendere ed ammirare le arcane, divine bellezze della Santa Messa, perché possano ascoltarla con quella devozione che il sacro rito richiede.

Francesco Potenza
LA SANTA MESSA SPIEGATA
Edizioni Amicizia Cristiana
[ISBN-978-88-89757-14-7]
Pag. 64 - € 5,00

http://www.edizioniamiciziacristiana.it/santamessaspiegata.htm

lunedì 5 maggio 2008

LA CONVERSIONE DI ALFONSO MARIA RATISBONNE

Quel Gesù che sulla via di Gerico si valse di un po’ di fango per aprir alla luce del cielo gli occhi del cieco nato, egli medesimo ha permesso ch’io fossi il principal testimone di un avvenimento che è straordinarissimo anche considerato sotto il solo punto di vista della ragione umana.
Io racconto un fatto incontrastabile: Dico ciò che ho veduto coi miei occhi, ciò che una gran quantità di testimoni onorevoli possono affermare: ciò che Strasburgo non potrà credere, ciò che Roma ammira. Un uomo che godea di tutto il suo buon senso, della pienezza delle sue facoltà, è entrato in una chiesa giudeo ostinato, e per un colpo di grazia simile a quello che atterrò Saulo sulla via di Damasco un dieci minuti dopo n’è uscito cattolico di mente e di cuore.

Théodore de Bussières
LA CONVERSIONE DI ALFONSO MARIA RATISBONNE
Edizioni Amicizia Cristiana
[ISBN-978-88-89757-21-5]
Pag. 64 - € 5,00